R E V I E W S
Concerto Orvieto del 13 di Diciembro di 1997
(reviewed by Gianluca Magrini)

TENTO di dare il mio contributo a questo sito bellissimo dedicato al mio gruppo preferito, raccontando, con la limitatezza che solo le parole possono avere, un' emozione grandissima vissuta qualche giorno fa ad Orvieto assistendo al concerto della "Premiata" al Teatro Mancinelli.
          Con la febbre domata da una dose d'urto di antipiretici e il mal di testa che mi rintronava, maledivo il disegno del destino che mi aveva voluto febbricitante e debilitato ad un appuntamento che attendevo come unico nella mia vita di appassionato ascoltatore delle magie musicali di Mussida e compagni.
          Tutto il viaggio di andata è stato vissuto nell'ansia di arrivare e nel silenzio di raccoglimento che anima spesso le grandi attese. Arrivato insieme ai miei compagni di avventura alla meta, con piacere ho potuto notare il rumoroso tutto esaurito del piccolo teatro, luogo raccolto e quindi adattissimo ad accogliere le sonorità e le alchimie musicali che speravo la serata ci avrebbe concesso.

          Avendo assistito ad alcune apparizioni televisive mi aspettavo uno spettacolo di livello ma non quello che la serata mi aveva preparato.
          L'unica cosa infatti che è risultata uguale alle mie attese (ho visto altri concerti della P.F.M. a partire dagli anni '80) è stata l'introduzione all'apertura del sipario che non poteva essere altrimenti che "Ieri". Brano che è anche, per i pochi che non lo sanno, l'apertura del disco di reunion Ulisse. Ma già all'accensione delle luci sul palco ho capito che l'aria era quella buona.
          Alla sinistra del palco, troneggiava una splendida ed accessoriatissima batteria con un concentratissimo Franz Di Cioccio a menare le danze, proseguendo verso destra l'algido (non ha sorriso mai!) Patrick Djivas, Franco Mussida, e il resuscitato Premoli che sembrava non essere mai andato via di lì.
          In un piano rialzato sullo sfondo tre giovani musicisti, un chitarrista-violinista del quale ricordo solo il cognome Tavernese, un secondo batterista-percussionista con discrete doti vocali, Roberto Gualdi, e un australiano ai fiati, tale Phill Drummy, che è stata una delle sorprese sconcertanti che mi appresto a descrivervi.

          Unita a "Ieri" è partita una più che confortante "Andare per Andare" (uno dei pezzi ed uno dei testi, a mio avviso, più belli dell'ultimo album) dove finalmente è stato lampante che almeno a livello di suono e di energia stava funzionando tutto molto bene. Energica e raffinata nel suono la Music Man di Mussida veniva supporta dalla ditta (anche nella realtà) Di Cioccio-Djivas con una forza ritmica che erano veramente tanti anni che non sentivo più.
        Ma questa emozione vissuta un pò con il fiato sospeso è stata sostituita dallo stupore nel sentire l'organo di Premoli tirare fuori le prime inconfondibili note della "Carozza di Hans". Qui vado un pò in difficoltà perchè per me è stato come se il tempo tornasse indietro e la mente e le emozioni arrivassero a mille in un secondo. La versione presentata è stata, e questo guidizio vale per tutto il repertorio illustrato quella sera, tecnicamente rigorosa rispetto alla versione originale ma suonata con una perizia e una sensibilità che solo la completa maturazione artistica ti consente. Pensavo non mi sarebbe mai successo di poter riascoltare questi brani nella versione originale completa in quanto una delle caratteristiche distintive del gruppo è quella della continua evoluzione verso il proprio gusto attuale del suono e della esecuzione.
        Posso dirvi senza esagerare che l'eterogeneo pubblico del teatro (20 - 65 anni!) attentissimo durante le esecuzioni ha tirato fuori tutto l'entusiasmo (secondo me pervaso da molta gratitudine ai musicisti) possibile.
          Ed infatti il concerto è proseguito per circa due ore e mezzo abbondanti in un atmosfera intima ma esaltante (silenzio religioso soprattutto nei passaggi più complessi rumorosissima approvazione al termine dei brani).

          Nessuna scena di fansismo sciocco (tranne un opportuno telo con su scritto PFM Forever) ma un intimo godere di uno spettacolo che dovrá e qui mi appello a chi può deciderlo essere tramesso in video (meglio) o su dei CD ai posteri e che andrebbe inserito nell'antologia ideale del Rock magari accanto all'amatissimo Seconds Out dei Genesis (nessuno me ne voglia).

          Nella scaletta sono state inserite (non in ordine di apparizione ma di memoria):
- "Maestro della voce";
- "Sei" (bravo ed applauditissimo Premoli);
- "Dove... Quando"(con un incrocio tra arpeggi di 12 corde e melodie di flauto da ricovero);
- "Il Banchetto" (nella versione secondo me ad oggi più azzeccata);
- Dolcissima Maria (compresi gli armonici di Mussida su una bellissima classica)
- "La luna nova" (perfetta soprattutto nella travolgente scala finale con un unisono a tre - flauto, chitarra!!!, e Moog);
- "Quartiere otto" (molto più acustica ma sempre rabbiosa);
- "Ulisse" (con tanto di cornamusa vera);
- "Suonare Suonare" (bravo Roberto Gualdi);
- "Si può fare" (e qui qualcuno mi capirà perchè la più bella soddisfazione è stata ascoltare sia i giochini di Di Cioccio che il mitico ma un pò dimenticato unisono centrale ancora una volta a tre, Mussida - Premoli - Drummin, assolutamente perfetto, come faranno mi chiedo da mediocre bassista di un complessino di provincia);
- "Mussida classic solo" (un uomo una chitarra classica ma forse erano tre dei suddetti sospetta il mio amico Umberto);
- "Out of roundabout" (vedi riga sopra);
- "Celebration";
- "Il Pescatore";
- "Il cavalo di legno" (decisamente più bella del disco);
- "Mr. 9 till 5" (non stò scherzando e vi assicuro neanche loro);
- "Alta loma 5 till 9" (vai Mussida)
"Impressioni di Settembre" (Udite! Udite! Completa, cantata come si deve da Mussida e - tirata di orecchie - finalmente libera da qualsiasi finale di altra canzone).
          Termina tutto con un terzo bis ("Maestro della Voce") a furor di popolo ma la sensazione è che le coronarie non ne potessero veramente più e che la resistenza fisica dei musicisti fosso giunta a termine.

          Voglio concludere questa testimonianza con alcuni concetti che spero vi interesseranno.
      a) Io non ho mai sentito la P.F.M. così in forma dal vivo ma più in generale (e di concerti ne ho sentiti...) penso che questo concerto sia veramente ciò che da diversi anni (tranne alcune sparute eccezioni) in Italia non è più ascoltabile: brani con un tessuto compositivo frutto della messa in musica della libera espressione artistica del musicista, perizia tecnica nelle esecuzioni, studio del suono e delle sue modulazioni, arrangiamenti raffinati ma che lasciano sempre ad ognuno degli strumentisti di dare il proprio individuabile contributo.
      b) Penso che il recupero di Di Cioccio come batterista almeno nel vecchio repertorio abbia dato la possibilità di comprendere che dietro lo scatenato front-man c'è un eccezionale musicista. Ho potuto apprezzare la precisione e la concentrazione con cui ha supportato il gruppo nelle esposizioni tutt'altro che facili dei vecchi gloriosi brani.
      c) Per Patrick Djivas vale lo stesso discorso sulla concentrazione e la precisione di Di Cioccio ma io penso da bassista che il suo modo di suonare ha aiutato non poco lo strumento a divenire un componente paritetico nell'econonia del suono delle rock band. Bisognerebbe tenerlo come esempio in questo periodo in cui tra gli altri anche questo aspetto della creazione delle atmosfere musicali è in involuzione.
      d) Flavio Premoli (il preferito da mia moglie per il suo stile sia musicale che personale) ha restituito quell'equilibrio che secondo me mancava al gruppo che era nato ed aveva prosperato secondo me anche grazie a questo equilibrio tra personalità musicali e strumenti musicali di fatto. Anche il ritorno a vocalità più studiate e raffinate penso sia dovuto al suo ritorno.
      e) Un discordo a parte merita Franco Mussida che ha danzato con le sue chitarre come l'anima nel corpo della musica che usciva dagli amplificatori. Io penso che la visibilizzazione del repertorio di una vita su un manico di una chitarra sia stato la frase che sintetizza una sontuosa prestazione che ha unito in maniera inscindibile una tecnica sopraffina e la capacità di trasferire emozioni tramite essa.

          In conclusione vorrei dire che in questo mondo in cui la musica leggera ha spesso imboccato percorsi esclusivamente commerciali e di facile e veloce consumo magari in una rombante discoteca, è sempre bellissimo che ci venga trasferito quello che è stato il vero spirito che ha animato la rivoluzione Rock nel nostro secolo. Oggi ci vengono trasmessi forse troppo i soli miti "maledetti" di quel periodo musicale come punti di riferimento per i musicisti del futuro. Ma i sorridenti e sereni componenti della Premiata lanciano un messaggio che travarica la mera produzione musicale.
          E' vero, dal mio punto di vista, che la musica è un irripetibile strumento di crescita che può essere ascoltato, eseguito, meditato ma essa può essere una compagna che segna le tappe della vita aiutandoci a superare i momenti difficili, trasferendoci delle sensazioni, tirando fuori quanto di noi è in grado di emozionarsi ancora.

          Ai musicisti della Premiata grazie per aver fatto questo per me.

Gianluca Magrini
 


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