Franco Mussida and Patrick Djivas
interviewed by Giacomo Perfetto
(English translation)
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La "chiaccherata" con due membri della Premiata che qui di seguito riporto è stata possibile anche grazie alla cortesia di Alfredo Mastroianni che intendo qui salutare e ringraziare di cuore per la gentilezza e la comprensione. Per concludere questa prefazione, mi fa piacere ricordare come tutti i "primi ascolti" dei dischi della Premiata ed i vari concerti visti, a partire da Treviso nell'Aprile 1974, io li abbia vissuti con mio fratello Piero che ringrazio per aver portato a casa, tanto tempo fa, un disco che si chiamava Storia Di Un Minuto. (Mestre, Italia, 6 Dicembre 1997)
Giacomo Perfetto: Come mai un periodo di dieci anni tra l'uscita degli ultimi due album. Patrick Djivas: La PFM è sempre stato un gruppo di musicisti, fondamentalmente, e ad un certo momento dopo quasi 3000 concerti in tutto il mondo, abbiamo avuto la necessità di fare qualcosa ognuno per i fatti propri, di cambiare modo di usare la musica. Avevamo sempre in mente che saremmo tornati insieme, un giorno o l'altro, e questo è finalmente successo senza traumi e senza alcun problema. GP: L'uscita del nuovo disco "Ulisse" e la tournee in corso sono qualcosa di sporadico o avete in programma di riprendere il lavoro interrotto dieci anni fa, continuando a lavorare insieme magari ad un nuovo disco. PD: Assolutamente. Questo è solo l'inizio. Abbiamo intenzione di riprendere il percorso solamente interrotto qualche anno fa. GP: Questo significa che avete in previsione in tour anche al di fuori dei confini italiani? PD: Ma, come ti dicevo, abbiamo in programma una serie di cose che non possiamo ufficializzare perchè non ancora del tutto confermate. Tra questo un nuovo disco che sono certo soddisferà tutti i fan della Premiata che si aspettano di riascoltare quel "sound mediterraneo" tipico del nostro "progressive". Comunque crediamo che le cose ritorneranno esattamente come una volta ed è quindi facile che torneremo a suonare un po' dappertutto. GP: Di chi è stata l'idea di ritornare a suonare insieme dopo tanti anni e come è nata questa idea. PD: Con c'è stato un elemento scatenante particolare. E' stata una cosa naturale. Ci siamo visti una volta tutti insieme e ci siamo detti - "perché non ci rincontriamo e suoniamo insieme un pochettino ?" E così abbiamo iniziato a vederci, suonare qualcosa, riascoltare cose vecchie, cose nuove e poi piano piano è cresciuta questa cosa dentro di noi. Non c'è stato un particolare momento in cui ci siamo detti "da domani si ricomincia". E' stato fatto tutto suonando, come al solito. GP: Avete in programma l'uscita di un video "ufficiale" magari come promozionale al nuovo disco? PD: Ti posso dire che forse registreremo questo concerto, che stiamo portando in giro per l'Italia, a Roma il 26 Gennaio prossimo e che verrà poi trasmesso da Rai Tre. GP: Ritieni possibile una "mega-riunione" della PFM con tutti i musicisti che in questi anni hanno collaborato con voi? PD: Ma, la ritengo piuttosto difficile vista la grande quantità di persone che sono entrate ed uscite dal gruppo negli anni. E' una di quelle cose che ci piacerebbe senz'altro fare ma che sono abbastanza difficili da realizzare per problemi organizzativi. GP: Come mai nel concerto non troviamo le melodie tipicamente "folk" di Passpartu' (album del 1978)? PD: Sai, questo concerto dura 2 ore e mezza. Abbiamo dovuto scegliere il materiale da suonare ed avremmo voluto inserire qualcosa anche da Passpartù. Lo faremo sicuramente nel prossimo concerto. GP: In tema di revival del "pop progressive" anni '70, prevedete una ri-edizione di album della PFM o di album solo dei vari membri del gruppo?
PD: Sinceramente lo trovo un po' difficile. Essenzialmente perché non ne avremo il tempo. Almeno per un po' non usciranno album dei membri della Premiata come solisti. GP: Banco, Le Orme, Delirium, New Trolls lo hanno già fatto di recente. Prevedete di ri-registrare i vecchi lavori, magari con qualche ri-arrangiamento? PD: No. Lo escludo categoricamente. Questo non fa parte della mentalità della PFM. GP: Con questa nuova immagine della PFM, vi aspettate un grosso successo in Italia?
PD: Noi siamo partiti con tutta la buona volontà e siamo rimasti strabiliati da come stanno andando le cose. Da quanto la tournee è partita il 24 Novembre a Torino, gli spettacoli sono tutti esauriti, come stasera. Il pubblico reagisce dappertutto come hai potuto vedere anche qui al Mestre. Abbiamo notato che la voglia di ascoltare un certo tipo di musica sta dilagando. GP: Vi sareste mai aspettati di arrivare alla "mezza età" ( 50 anni !) sapendo ancora suonare nella maniera in cui avete dimostrato stasera di saper fare ? PD: Per la verità a questa cosa non ci avevamo mai pensato Fare il musicista non è, fortunatamente, come fare il calciatore dove servono dei muscoli fatti in una determinata maniera perché altrimenti dopo un po' che corri non ce la fai più perché non hai più il fiato. In America ad esempio questa cosa qui è normalissima. Nel jazz c'è gente suona fino all'età di 80 anni. Non vedo perché nel rock non possa essere cosi'. Noi non sentiamo affatto l'età e anzi, ti ripeto, a questa cosa non ci avevamo mai pensato. GP: Avete in previsione una celebrazione per i 25 anni di una brano simbolo come "E' festa" (Celebration). PD: Perché no? Non ci abbiamo ancora pensato, ma potrebbe essere un'ottima idea e facilmente organizzeremo qualcosa. GP: In questa era musicalmente ad alta tecnologia, come è nata l'idea di un disco "concept" come "Ulisse"?
Franco Mussida: Per quanto riguarda la tecnologia che ingabbia la musica o ingabbia l'interpretazione noi non l'abbiamo usata neanche in passato. I "click", i campionatori comandati a distanza o quant'altro non fanno parte della nostra maniera di fare lo spettacolo e quindi di fare la nostra musica. Noi siamo una piccola orchestra e come un'orchestra e musicisti di orchestra ci comportiamo. Abbiamo bisogno di ascoltarci, abbiamo bisogno di sentire quando iniziano le cose, quando finiscono, per essere pronti ad entrare al punto giusto. Una delle nostre caratteristiche è proprio quella di "ascoltarci" e quindi quel tipo di tecnologia non poteva entrare nel nostro lavoro. GP: Chi è stato "il giudice" del vostro nuovo lavoro e come vi siete sentiti a dover affrontare non tanto il pubblico quanto la critica dopo tanti anni ? FM: Ti dirò che sinceramente non mi curo molto dei giudizi della critica anche se la critica è stata molto calda con noi, nonché prodiga di note entusiastiche. Il primo sentore che effettivamente stavamo facendo qualcosa che avrebbe lasciato poi il segno si è avuto innanzitutto da noi quando ci siamo rimessi insieme e abbiamo iniziato a fare i primi pezzi. Poi le persone esterne al gruppo che abbiamo ascoltato, come Colombini (Alessandro Colombini, produttore di Ulisse", n.d.r.) che in qualche modo ci ha seguiti come produzione ed anche le persone veramente esterne come il tecnico che ci dava una mano qua e là. I primi veri giudici, insoma, siamo stati noi stessi "in famiglia". GP: Qual è stato il primo brano che avete eseguito dopo esservi "riuniti", dopo cioè il ritorno di Flavio Premoli (Tastierista della PFM, ndr).
FM: Per la verità gli altri si erano già visti con Premoli e l'ultimo a decidere di "portare avanti la baracca" sono stato io. Non che io da solo abbia deciso di "portare avanti la baracca" ma sono stato l'ultimo ad arrivare ed insieme abbiamo deciso di continuare. GP: Come è nata l'idea della riunione….. FM: Ma, l'idea della riunione era nell'aria ormai da qualche tempo. Franz (Di Cioccio, ndr) che noi chiamiamo "il depositario dello spirito del Rembrandt" si era già mosso molti anni fa per cercare di dare "una botta" a questa cosa. Io non ero disponibile, per molti anni non lo sono stato, perché avevo da fare molte cose tra cui fondare una scuola (il Centro Professione Musica di Milano, ndr), occuparmi di musica e disagio, fare i miei dischi ed un sacco di altre cose. Ultimamente, negli ultimi due anni, mi si era liberato uno spazio, avevo realizzato le cose che volevo realizzare e quindi mi sono unito anch'io alla compagnia e così è nata tutta questa situazione. GP: A proposito di Mauro Pagani. Dopo la fugace apparizione al Teatri Lirico di Milano durante il concerto del 27 Novembre scorso, è lecito aspettarsi un suo ritorno nella PFM? FM: Ti dirò che Mauro è una persona che alla PFM ha dato molto in termini di energia ed anche in termini di testi ma dal punto di vista musicale e dal punto di vista compositivo era un po' stretto all'interno del gruppo e, bisogna dire la verità, a stringerlo siamo sempre stati io e Flavio (Premoli) per certi versi. Ad un certo punto si è detto -voglio esprimermi in maniera autonoma - , lo ha fatto e continua a farlo. Con lui siamo ancora grandi amici e non ci sono problemi. Noi stiamo continuando la nostra strada come artisti e lui continua a farla in un'altra direzione. GP: Ci sono voci di un concerto antologico per l'anno prossimo…… FM: Noi dobbiamo ancora fare un album in studio e dopo questo disco prepareremo un grosso concerto che faremo poi dal vivo, in cui metteremo dentro la nostra storia. Però prima bisogna fare ancora un altro album. GP: Dopo il ritorno di Franz Di Cioccio dietro alla batteria, non avete la necessità di una voce solista a tempo pieno (come già Bernando Lanzetti) ? FM: No, perchè abbiamo trovato un ottimo equilibrio nelle voci e negli strumenti. Con l'ingresso di questo tre musicisti che sono Roberto Gualdi alla batteria e percussioni, Stefano Tavernese alla chitarra e violino e Phil Drummy fiati, abbiamo un po' coperto le cose che si dovevano coprire. Quando Franz canta, Roberto gli copre bene le spalle… GP: Nel 1980, (dichiarazione di Franz Di Cioccio dell'epoca) "la PFM si accorge che la gente per strada non fischietta le sue canzoni" ed esce con un disco (Suonare Suonare) che contiene dei testi che lasciano un po' sorpresi chi era abituato ad un certo tipo di sound della Premiata. Ci sono dei brani dell'ultima produzione ( da Suonare Suonare a Miss Baker ) che non dico rinnegate, ma quantomeno non vorreste mai aver suonato?
FM: Di recente ho riascoltato per radio dei brani come "'46" dal disco "PFM? PFM!" che rimangono a tutt'oggi dei bellissimi pezzi. Noi abbiamo avuto un rapporto ed un approccio al mondo della canzone un po' piu' convenzionale, ma convenzionali noi tutto sommato anche nella canzone non lo siamo mai stati. C'è stato quel momento in cui, come diceva Franz c'è stata quella voglia, che poi non era una voglia di tutti in maniera uguale, ma in un gruppo bisogna poi in qualche modo seguire le cose che si fanno, tutti insieme. GP: Il sound della PFM ha segnato il lavoro di diversi artisti tra cui tra gli altri citiamo Paolo Conte, Lucio Battisti, Ron, Gianna Nannini, Alberto Fortis e così via. Ad un certo punto tornate a collaborare con Fabrizio De Andrè, dopo l'esperienza avuta anni prima con l'incisione del LP di Fabrizio "La Buona Novella". Questa collaborazione apre la strada alle varie collaborazioni tra gruppi e cantautori degli anni '80. Prevedete per il futuro di collaborare ancora con artisti italiani? FM: Al momento direi di no. Con artisti italiani non vedo perché. Magari con artisti internazionali puo' essere. Non mi chiedere di piu' …. ho solo detto può essere. GP: In questi anni in cui non i siete frequentati, ognuno di voi sapeva cosa facevano gli altri ? FM: A parte Giorgio "Fico" Piazza (primo bassista della PFM, ndr) , che fa il rappresentante di abbigliamento per bambini, siamo piu' o meno tutti restati nel settore. Io sapevo cosa facevano gli altri. Sapevo che Premoli si occupava di jingle pubblicitari e vedevo i nomi degli altri apparire sugli schermi delle televisioni italiane. Posso dire che sì, tutti sapevamo cosa stessero facendo gli altri. GP: Uno dei brani eseguiti stasera, che è anche "il bis", è "Maestro della Voce" dedicato a Demetrio Stratos, voce degli Area, scomparto prematuramente nel 1979. Che rapporto c'è stato con gli Area di Demetrio, i quali rappresentavano un tipo di "progressive" un po' diverso da quello della Premiata? FM: Ma, innanzitutto c'è stato un feeling musicale molto forte, soprattutto con Demetrio che in un certo momento "ha rischiato" di diventare addirittura un membro effettivo della PFM come cantante. Questa è magari una cosa che non si sa, ma c'è stato un momento in cui stavamo proprio per metterci insieme. C'era quindi un grosso feeling musicale e con le persone, soprattutto con "la persona" Demetrio. Dal punto di vista musicale era poi fortissimo tanto è vero che poi Patrick (Djivas) che era degli Area è venuto con noi. GP: Che rapporto c'era con la miriade di altri gruppi progressive italiani dell'epoca (Banco, Rovescio della Medaglia, Il Volo, Aqua Fragile, Le Orme tra i tanti altri)? FM: C'era un rapporto di grosso rispetto perché tutti a quell'epoca contribuivano all sviluppo di uno stile musicale e di una maniera di fare musica che andava totalmente al di la' di quelle che erano le esigenze e le logiche del mercato discografico convenzionale. E quindi da parte nostra, per tutti quelli che si muovevano in un'area diversa dal convenzionale, c'era una grossa stima. Stimavamo tutti quelli che facevano della creatività, della esperienza e della sperimentazione il loro percorso artistico. GP: Si è parlato di una versione inglese di "Ulisse" con testi di Pete Sinfield….
FM: E' vero, se ne è parlato. La prima cosa da fare con Pete è riuscire a vederci e trovarci come persone. Dobbiamo riuscire a sederci attorno ad un tavolo, parlare, discutere, mangiare qualcosa e poi vedremo...
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